L'associazione per la promozione della creatività MERLIN

Questa è una storia d'amore sull'origine dell’Arena di Pola, a base di cui l'associazione Merlin ha progettato souvenir con figure di Vespasiano e la bella polesana Antonia Cenida (magneti, acqua di lavanda e sacchetti di lavanda).

L'anfiteatro di Pola (noto come l’Arena di Pola) è il più grande e meglio conservato monumento di architettura antica in Croazia. Confrontandolo con più di 200 anfiteatri romani, il mantello di quello di Pola, con quattro torri laterali, è il più ben conservato ed è un esempio raro di soluzioni tecniche e tecnologiche uniche. Con le sue dimensioni occupa il sesto posto tra anfiteatri romani in tutto il mondo, ed è l'unico con tutti e tre gli ordini architettonici romani perfettamente conservati. L’anfiteatro di Pola è a fianco del Colosseo a Roma, all'Arena di Verona, i anfiteatri romani a Pompei, Nimes e Arles in Francia e El Djem in Tunisia.

Anfitetro

La costruzione dell'Arena ha avuto luogo in più fasi nel corso del primo secolo. Si ritiene che già al tempo di Augusto nello stesso luogo sorgesse un’arena simile, ma più piccola e per lo più fatta di edifici di legno. Durante il regno della dinastia dei Flavi (Vespasiano, Tito, Domiziano), nella seconda metà del primo secolo, l’arena è stata ulteriormente ampliata. Le parti di legno sono state sostituite con la pietra, e a tal punto l’Arena prende il suo aspetto attuale. Non si conoscono le informazioni dettagliate circa il tempo esatto e la durata della costruzione, né dei costruttori: gli dati storici, come anche quelli archeologici, sullo scopo principale dell'anfiteatro sono molto avari. È interessante notare che circa nello stesso tempo e stato costruito il Colosseo a Roma.

Non e ancora del tutto noto il motivo per cui i Romani facevano a Pola costruire questo edificio monumentale. Una leggenda dice che la costruzione dell'anfiteatro di Pola era commissionata dall'imperatore Vespasiano, in onore della sua amante Antonia Cenida che aveva possedimenti in Pula.

ANTONIA CENIDA E TITO FLAVIO VESPASIANO

La morte di Nerone, nel giugno 68, segnò la fine del giulio-claudiani e l'inizio del regno dei flaviani (Vespasiano) nell’Impero Romano. Al primo flavio, Titus Flavius Vespasiano (17. novembre 09.-24. giugno 79.) Istria può ringraziare per la Strada Flaviana che da Aquileia, via Trieste, Parenzo, Dignano, veniva a Pola e l'anfiteatro (a Pola l’anno 73. fu costruita la statua di Vespasiano). Morì con le ultime parole: "Ahimè, sembra a me che divento un dio!" [1]

Antonia Cenida, nativa di Pola, è stata la prima schiava e poi donna liberata (“liberta”), impiegata come scrivana da Antonia Minor, figlia di Marco Antonio, madre dell'imperatore Claudio e nonna di Caligula. La preferita di Vespasiano era una donna energica e intelligente che, dopo la morte della sua moglie Domicilla, viene alla corte e rimane compagna di Vespasiano fino alla sua morte, a settantacinque anni. [2] A Cenida si attribuisce l'influenza su Vespasiano nel completamento della costruzione dell'anfiteatro romano di Pola, iniziata al tempo di Claudio. Aveva due fratelli influenti, Felix e Palant, entrambi, come Cenida, liberti di Antonia: Antonio Felix durante le autorità di Claudio divenne procuratore della Giudea, e Antonio Palant fu tra i consiglieri più intimi dell'imperatore Claudio e la sua seconda compagna, Agrippina [3].

La legenda dice che l'imperatore Tito Flavio Vespasiano, inebriato dall’amore per la bella liberta di Pola, Antonua Cenida, ha finito di costruire la magnifica Arena in onore della sua amante affascinante. " Inoltre, Antonia Cenida pensa, anzi -ritiene vivamente -che l’anfiteatro Pietas Julia e il lavoro del' suo amore con Tito, e tutti gli altri, a suo avviso, sono soli intermediari. Così Antonia Cenida farà di tutte finche i nomi di tutti, compreso il costruttore Lucio Subago, saranno ovunque spostati, cancellati e non menzionati. E così, ci pensa lei, accanto alla più grande opera architettonica in Pietas Julia saranno a rimanere per la storia solo due nomi: Antonia Cenida e Tito Flavio Vespasiano" [4 ] Le fonti storiche però sostengono che Vespasiano "da quando e restato vedovo, viveva con Cenida, la schiava liberata, come la sua concubina. E' stato incredibile, ma non troppo preoccupante, che molto prima la stessa signora fosse un’ex schiava di Antonia, figlia di Marco Antonio. Cenida ha invecchiato, ed e poco probabile che poteva incoraggiare Vespasiano allo stile di vita di Marco Antonio. Tuttavia, certamente al vecchio Vespasiano raccontava eccellenti pettegolezzi a letto."[ 5 ] In ogni caso, se Cenida e stata concubina o amante onorevole (fedele solo a Vespasiano) , e se l' Arena di Pola è stata costruita dal’amore polese o semplicemente per il divertimento dei esordienti soldati romani che venivano per rilassarsi da molti campi di battaglia del’vasto impero, l’Arena è ancora qui, ormai da 2000 anni sfida le ingiurie del tempo e la negligenza umana.

Riferimenti:

[1]   Robin Lane Fox : " Il mondo Classico : La storia epica di Grecia e Roma" , edizione: ”Naklada Ljevak”, Zagreb 2008 , p . 454

[2]   Alka Starac: "Possedimenti imperiali in Histria", “Opuscula Archaeologica, gli lavori dell'Istituto Archeologico , no. 1, edizione: Istituto Archeologico di Filosofia, Università di Zagabria, Zagabria nel 1994., p. 136

[3]   Bernardo Benussi : "La storia di Pola alla luce delle istituzioni comunali fino l'anno 1918. ", Edizione: Zavičajna naklada " Žakan Juri " Pola 2002. , p . 682-684.

[4]   Stjepan Vukušić: "Spirito in pietra", edizione dell’Circolo dei scrittori croati , Istituto editoriale “Nakladni zavod Matice Hrvatske”, Città di Pola - Dipartimento dell'amministrazione generale, affari economici e sociali , Zagreb- Pula 1997 , p . 85-86.

[5]   Robin Lane Fox : "Il mondo Classico: La storia epica di Grecia e Roma" , edizione: “Naklada Ljevak”, Zagreb2008 , p. 449.

Autore: Miodrag Kalčić

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